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Tour Organazier - Vacanze nella Toscana del Sud

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Viaggi Culturali

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La storia, i borghi, le tradizioni, le sagre e le feste, le chiese ed i castelli, i musei, la comunità tibetana di Merigar, David Lazzaretti, il giardino di Daniel spoerri.

L’Amiata è stata generata da eruzioni vulcaniche oltre 180.000 anni fa. Le prime tracce di vita risalgono al paleolitico, come attestano i dipinti rupestri della Grotta dell’Arciere, ad Abbadia San Salvatore. Per gli Etruschi, l’Amiata era una montagna sacra. I Romani, sfruttarono il territorio per gli abeti bianchi, ne è ricco il biotopo naturale del Pigelleto, con cui costruivano le navi, e il cinabro che usavano per dipingere o preparare dei cosmetici. Fondarono numerosi insediamenti presso i centri termali.

Seguì un periodo tenebroso, finché il nobile Longobardo Rachis nell VIII sec non fondò l’Abbazia di San Salvatore i cui monaci colonizzarono il territorio controllando anche la via Francigena che collegava il nord Europa a Roma. Eravamo agli albori del Medioevo, e gliAldobrandeschi (la potente famiglia feudale che dominava la Maremma) avviavano la loro espansione. A partire dal XIII secolo, iniziò la penetrazione senese che ha lasciato profonde tracce nella storia e nell’arte.

L’età moderna fu caratterizzata dallo sfruttamento delle miniere (si estraeva cinabro), conclusosi solo negli anni ’70 del Novecento.

Ad un’altezza tra i 650 e gli 850 mt. troviamo la corona dei borghi medievali arroccati sulle pendici del monte. Numerosi i castelli, e le chiese.

Un luogo particolare è il Monte Labbro, dove si consumò l’esperienza di David Lazzaretti, il “profeta” dell’Amiata. David, nella seconda metà dell’800, fondò una comunità religiosa, che si proponeva di applicare gli insegnamenti del vangelo. Si possono ammirare i resti delle costruzioni davidiane.

Nella stessa zona è sorto, qualche anno fa, il Centro tibetano di Merigar, uno dei più importanti d’Europa la cui guida spirituale è il maestro Namkhai Norbu.

E’ questo un territorio ricco di leggende e tradizioni, che danno vita a sagre e feste, testimonianza di quanto ricca e antica sia la storia dell’uomo sulnostro vulcano.

Nella notte tra il 5 e 6 gennaio le befanate. Persone travestite, i befani, visitano le case dei paesi intonando un canto di questua.

A Primavera la festa della Pina della Pieve ad Lamulas, la Festa di Santa Croce a Santa Fiora, le maggiolate del 30 Aprile a Castiglion d’Orcia. Molto sentiti sono i Pali, corse a cavallo celebrate a Piancastagnaio, 18 agosto e Castel del Piano, 8 settembre. Le feste autunnali sono La Sagra del Marrone di Campiglia d’Orcia e il Crastatone a Piancastagnaio, la Festa del Fungo a Bagnolo, la Festa della Castagna ad Arcidosso. Il 24 dicembre le Fiaccole di Natale ad Abbadia San Salvatore e il 30 dicembre le Carboniere accese a Santa Fiora.

Anche il patrimonio folklorico è ben conservato. Numerosi i gruppi che propongono musica popolare. Tra questi I cardellini del FontaninodiCastel del Piano, e il Coro dei Minatori di Santa Fiora.

Diversi i musei. Ad Abbadia San Salvatore e Santa Fiora quelli dedicati all’epopea delle miniere.

Poi il museo della Vite e del vino a Montenero, quello della cultura contadina a Santa Caterina e la Casa museo a Monticello Amiata dove si riscopre il modo di vivere nelle campagne di fine ‘800.

Di importanza mondiale il Giardino di Daniel Spoerri, parco di arte moderna che si trova a Seggiano.

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